L'approccio dell'UE alla tassazione delle imprese in un contesto internazionale in evoluzione

2026-10-06

La risoluzione sulle modalità con cui l’UE dovrebbe affrontare la questione della tassazione delle imprese è stata approvata con 364 voti a favore, 69 contrari e 162 astensioni. Il testo è stato sostenuto all’unanimità da PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA; quasi tutta l’ESN ha votato contro, mentre l’ECR e il PfE si sono in gran parte astenuti. Le astensioni sono provenite principalmente dall’ECR e dal PfE: 105 su 162. Nel documento, il Parlamento chiede tra l’altro alla Commissione di valutare l’impatto dell’accordo «Side-by-Side», che secondo la risoluzione favorisce le multinazionali statunitensi rispetto a quelle europee. Relatrice è stata Kinga Kollár (PPE).

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Il Parlamento europeo a Strasburgo ha adottato una risoluzione sull'approccio dell'UE alla tassazione delle imprese in un contesto internazionale in evoluzione. Si tratta di una relazione d'iniziativa (INI) elaborata dalla commissione per gli affari economici e monetari (ECON). La relatrice è stata Kinga Kollár del Partito Popolare Europeo (PPE).

Gran parte della risoluzione riguarda l’imposta minima globale, il cosiddetto «Pilastro II». Il Parlamento deplora che grandi economie come la Cina e l’India non l’abbiano ancora introdotta e auspica che l’UE ne sostenga una più ampia diffusione a livello mondiale (punto 4). Esprime preoccupazione per l’accordo «Side-by-Side» del gennaio 2026, che la Commissione ha confermato con una comunicazione del 12 gennaio 2026. Secondo la risoluzione, tale accordo esenta di fatto le multinazionali statunitensi dalla maggior parte degli obblighi previsti dal Pilastro II, mentre le imprese con sede nell’UE ne sono pienamente soggette, il che le pone in una posizione di svantaggio competitivo. La Commissione deve valutare con urgenza l’impatto dell’accordo, comprese le possibili perdite di gettito per gli Stati membri, e proporre soluzioni (punti 5–7). Contro i vantaggi fiscali che danneggiano le imprese europee, la Commissione deve avvalersi appieno delle norme in materia di aiuti di Stato e degli strumenti antisovvenzioni (punto 8).

La risoluzione chiede inoltre che la Commissione confronti ogni anno le aliquote fiscali effettive delle imprese dell’UE e di quelle extra-UE che operano nel mercato unico e proponga, se necessario, misure correttive (punto 11). Si intende semplificare e armonizzare le norme fiscali dell’UE laddove vi siano sovrapposizioni. Gli Stati membri devono semplificare gli obblighi di rendicontazione, senza tuttavia indebolire la trasparenza fiscale e le norme contro l’elusione fiscale (punti 15–16). La Commissione dovrà rielaborare la proposta BEFIT, ovvero la base imponibile unificata per l’imposta sul reddito delle società, e armonizzarla con il Pilastro II. Qualora i negoziati in seno al Consiglio non dovessero progredire, dovrà presentare una proposta più circoscritta, procedendo per fasi graduali (punto 17). La risoluzione invita il Consiglio a riprendere i negoziati sulla riforma dell’elenco UE dei paradisi fiscali e del codice di condotta. La Commissione e gli Stati membri devono rafforzare la trasparenza sui titolari effettivi e applicare sanzioni più severe alle giurisdizioni non collaborative (punti 23–24). Gli Stati membri devono agire in modo unanime in seno all’OCSE e all’ONU (punto 30).

La risoluzione è stata approvata con 364 voti a favore e 69 contrari, mentre 162 deputati si sono astenuti. Su 595 votanti, quindi, più di un quarto non si è espresso né a favore né contro.

La maggioranza filoeuropea ha votato all’unanimità a favore: PPE 147 voti, S&D 106, Renew 63 e Verdi/EFA 46. Nessuno di questi gruppi ha votato contro. Si sono astenuti cinque deputati del PPE, sei di Renew e tre di S&D. Nessuno dei quattro gruppi ha rilasciato dichiarazioni autonome in merito alla votazione, pertanto la loro posizione è quella espressa con il voto. In questa votazione, il PPE non ha votato insieme all’estrema destra.

L’estrema destra non si è opposta all’unanimità. Solo «Europa delle Nazioni Sovrane» (ESN) si è schierata chiaramente contro: 20 dei suoi 21 votanti hanno votato contro, uno si è astenuto. I Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e i Patrioti per l’Europa (PfE) si sono in maggioranza astenuti. All’interno dell’ECR si sono astenuti 61 su 71 votanti e 10 hanno votato contro; all’interno del PfE si sono astenuti 44 su 62 e 18 hanno votato contro. Nessuno dei due gruppi ha votato a favore e, complessivamente, hanno totalizzato 105 astensioni su 162.

La Sinistra si è in gran parte astenuta (27 deputati), 14 hanno votato contro e uno a favore.

La maggioranza filoeuropea si è divisa su un emendamento che avrebbe dovuto essere inserito dopo il punto 30. Non è stato presentato da alcun gruppo politico, ma da un gruppo di deputati indipendenti. Hanno votato a favore S&D (120), Greens/EFA (49) e The Left (42). Contrari sono stati la maggioranza dell’EPP (141 contrari, 11 a favore), la maggioranza di Renew (51 contrari, 16 a favore) e ECR, PfE ed ESN senza un solo voto a favore. L’emendamento non è stato approvato con 247 voti contro, 347 a favore e 38 astensioni. L’EPP ha votato insieme all’estrema destra e sono stati i voti di ECR, PfE ed ESN a determinare la bocciatura, poiché senza di essi la proposta avrebbe ottenuto la maggioranza. Non sappiamo ancora cosa contenesse la proposta, poiché non ne abbiamo ottenuto il testo.

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