Scudo europeo della democrazia: raccomandazioni contro le ingerenze straniere e la disinformazione

2026-09-15

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato, con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni, la relazione finale e le raccomandazioni della commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), istituita già nel dicembre 2024. Hanno votato a favore quasi all’unanimità il PPE, il S&D, Renew e i Verdi/EFA, mentre ECR, PfE ed ESN hanno votato contro in modo coordinato. L’affluenza è stata elevata — oltre il 92 per cento; tra i gruppi politici coinvolti, quella più alta è stata registrata dall’ESN di estrema destra, mentre quella più bassa dal PfE. Le raccomandazioni mirano all’ingerenza russa, alla disinformazione e alla tutela delle elezioni.

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La commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS) è stata istituita dal Parlamento europeo già nel dicembre 2024 come successore delle precedenti commissioni INGE che si occupavano di ingerenze straniere. Dopo un anno e mezzo di lavoro, ha presentato una relazione finale contenente raccomandazioni, la cui approvazione è stata votata dal Parlamento durante la seduta plenaria a Strasburgo. Il relatore era Tomas Tobé (PPE); al testo hanno inoltre contribuito i relatori ombra di S&D, Renew e Greens/EFA – ovvero dei restanti tre gruppi democratici – nonché di ECR, PfE, ESN e The Left; si è trattato quindi di una relazione con una copertura politica completa su tutto lo spettro politico.

Il fulcro delle raccomandazioni è la proposta di istituire un centro dell’Unione per la resilienza democratica – un centro di eccellenza indipendente contro l’ingerenza informativa straniera e la disinformazione, con un mandato chiaro, un bilancio e la partecipazione obbligatoria degli Stati membri. La relazione identifica la Russia come la principale minaccia esterna alla democrazia europea a causa degli attacchi ibridi alle infrastrutture critiche (attacchi informatici, sabotaggi, incendi dolosi, spionaggio, interferenze di segnale) e nomina come ulteriori attori la Bielorussia, la Cina, l’Iran e la Corea del Nord. Chiede l’estensione delle sanzioni a coloro che facilitano la disinformazione o contribuiscono ad aggirare le sanzioni esistenti e condanna le «liste nere» russe, motivate da ragioni politiche, che includono rappresentanti dell’Unione, giornalisti ed eurodeputati.

In ambito digitale, le raccomandazioni non invocano una nuova legislazione, ma un'applicazione rigorosa del DSA e della legge sull’intelligenza artificiale: le piattaforme dovrebbero assumersi la responsabilità di contrastare i bot che influenzano le elezioni. Per quanto riguarda la resilienza elettorale, propone di classificare le infrastrutture elettorali come critiche, di introdurre il principio «conosci il tuo donatore» per le donazioni politiche in criptovaluta, misure contro i deepfake e la pubblicità ingannevole, nonché la protezione delle liste elettorali. Sottolinea inoltre il rafforzamento dell’alfabetizzazione mediatica, il sostegno alla società civile indipendente, il finanziamento del giornalismo d’inchiesta e l’istituzione della «Giornata europea della preparazione» il 24 febbraio – anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina.

L’Assemblea plenaria ha approvato la raccomandazione con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni. Tra i quattro gruppi democratici è emerso un consenso quasi totale: PPE, S&D e Renew hanno votato all’unanimità a favore, mentre i Verdi/EFA quasi all’unanimità. Si sono invece opposti in modo coordinato ECR, PfE ed ESN: tutti e tre i gruppi di estrema destra hanno votato contro con la stragrande maggioranza dei propri voti, il che corrisponde al modello secondo cui il consenso democratico è accompagnato da una forte opposizione dell’estrema destra.

L’affluenza complessiva al voto è stata elevata, superando il 92 per cento dei seggi occupati – un dato in linea con il livello usuale delle votazioni finali del martedì. Tra i gruppi politici coinvolti, la più alta affluenza è stata registrata dal gruppo di estrema destra ESN (oltre il 96 per cento), mentre la più bassa è stata quella del PfE (poco meno dell’87 per cento) – entrambi, tuttavia, hanno votato contro in modo coordinato e con la stessa coesione interna. Dai dati in sé non è possibile dedurre il motivo di questa differenza.

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