Fondo temporaneo per i settori a rischio a causa del dazio sul carbonio
2026-09-15
Il Parlamento, con 433 voti a favore e 97 contrari (146 astenuti) ha adottato la propria posizione in prima lettura sul fondo temporaneo per la decarbonizzazione – uno strumento complementare al dazio sul carbonio CBAM, destinato ad aiutare i produttori europei a far fronte all’esaurimento delle quote di emissione gratuite. Si tratta di un mandato per i negoziati con il Consiglio, non di una controversia con esso: il Consiglio non ha ancora preso posizione sulla proposta. A favore hanno votato tutti e quattro i gruppi democratici, contro l’estrema destra. L’affluenza del 94,3 % è stata la più alta tra tutte le votazioni finali di martedì.

I deputati del Parlamento europeo hanno approvato oggi, con 433 voti a favore, 97 contrari e 146 astensioni, la propria posizione in prima lettura sulla proposta di istituzione di un fondo temporaneo per la decarbonizzazione – uno strumento di accompagnamento al meccanismo di compensazione delle emissioni di carbonio alle frontiere (CBAM). Con questo voto si apre solo ora la discussione con il Consiglio: si tratta di un mandato per i prossimi negoziati con gli Stati membri, mentre il Consiglio non ha ancora assunto una posizione su questa proposta specifica.
Il fondo è destinato a sostenere temporaneamente i produttori europei di beni soggetti al CBAM e ad attenuare il rischio della cosiddetta «fuga di carbonio», ovvero il trasferimento della produzione al di fuori dell’UE a causa del prezzo delle emissioni. Dovrebbe essere finanziato con il 25% dei proventi degli Stati membri derivanti dalla vendita dei certificati CBAM relativi alle emissioni degli anni 2026 e 2027, il che, secondo le stime della Commissione europea, dovrebbe fruttare circa 633 milioni di euro. Il fondo risponde al fatto che, parallelamente, l’UE eliminerà gradualmente entro il 2034 le quote di emissione gratuite per i settori coperti dal CBAM – alluminio, fertilizzanti, ferro e acciaio – con il risultato che i produttori europei si trovano in una posizione di svantaggio rispetto alla concorrenza proveniente da paesi privi di un prezzo del carbonio comparabile.
Rispetto alla proposta originaria della Commissione europea del dicembre 2025, il Parlamento, nella relazione della commissione per l’ambiente (relatore Pascal Canfin, Renew) ha ottenuto un sostegno più lungo e anticipato – pagamenti già per gli anni dal 2027 al 2029 invece di un unico ciclo nel 2028 –, l’estensione della cerchia dei beneficiari ai fertilizzanti e alle imprese che trasformano ulteriormente le merci soggette al CBAM, nonché una diversa destinazione dei fondi non utilizzati: invece di essere restituiti agli Stati membri, dovrebbero essere destinati agli impegni internazionali dell’UE in materia di clima ai sensi dell’Accordo di Parigi.
Il relatore Pascal Canfin (Renew) ha affermato che la proposta amplia la gamma di prodotti soggetti al dazio, introduce norme più severe contro l’elusione – tra cui il trasferimento della produzione dalla Cina – e offre una soluzione per gli agricoltori e un regime di esportazione per le imprese europee.
A favore hanno votato tutti e quattro i grandi gruppi democratici, praticamente all’unanimità: S&D, Renew Europe e Greens/EFA senza alcun voto contrario, l’EPP quasi all’unanimità a favore con solo sporadici voti contrari e una parte dei deputati che si è astenuta. L’estrema destra si è opposta, ma non in modo uniforme: l’ESN ha votato contro quasi all’unanimità e con piena partecipazione, mentre per l’ECR e il PfE il quadro era diverso – la stragrande maggioranza dell’ECR ha preferito evitare il voto astenendosi e solo una minoranza ha votato apertamente contro; analogamente, sebbene in misura minore, una parte significativa del PfE si è astenuta. L’estrema destra si è quindi presentata come un blocco coordinato contro la proposta, ma in due dei tre gruppi si è trattato più di un atteggiamento evasivo che di un rifiuto inequivocabile.
L’affluenza al voto ha raggiunto il 94,3% (676 su 717 deputati) – la più alta tra tutte le votazioni finali della stessa seduta di martedì. La partecipazione più alta è stata registrata dall’ESN (100%), mentre quella più bassa è stata registrata dal PfE (88,1%).
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