Il futuro dell'allevamento nell'UE
2026-04-30
La risoluzione sul futuro dell’allevamento nell’UE è stata approvata con 426 voti a favore, 119 contrari e 40 astensioni. Il PPE ha votato insieme a ECR, PfE ed ESN; S&D e Renew hanno espresso voti contrastanti, mentre i Verdi/EFA si sono opposti. Il testo chiede, tra l’altro, alla Commissione di cessare il finanziamento delle organizzazioni non governative che svolgono attività di lobbying mirata e creano «un’immagine fuorviante, militante e ideologica dell’allevamento».

La risoluzione si basa su una relazione presentata d’ufficio dalla commissione AGRI. La relazione è stata redatta dal relatore Carlo Fidanza (ECR). La votazione ha riguardato la proposta di risoluzione nel suo complesso: 426 deputati hanno votato a favore, 119 contro e 40 si sono astenuti.
Il testo accoglie con favore l’intenzione della Commissione di istituire un gruppo di lavoro sull’allevamento e chiede che a questo faccia seguito un gruppo ad alto livello. Esprime preoccupazione per le iniziative e le proposte che scoraggiano l’allevamento. Insiste inoltre sul fatto che la produzione zootecnica non dovrebbe essere soggetta allo stesso regime normativo dell’industria pesante. Mette in guardia contro politiche generiche volte a una riduzione su larga scala del numero di capi di bestiame. Chiede per gli agricoltori un quadro stabile e prevedibile con un minor onere normativo, in particolare per le piccole imprese e quelle a conduzione familiare.
La risoluzione accoglie con favore la proposta della Commissione di riaprire la questione delle denominazioni relative alla carne e di vietarne l’uso per prodotti di origine non animale. Secondo il testo, ciò dovrebbe riguardare anche i prodotti derivati da colture cellulari. Chiede inoltre l’etichettatura obbligatoria dell’origine per tutti i prodotti che contengono carne. Esprime inoltre profonda preoccupazione per la promozione dei cosiddetti alimenti sintetici, come le proteine prodotte in laboratorio, «senza che siano state presentate prove scientifiche convincenti della loro sicurezza».
Per quanto riguarda i lupi, il testo sottolinea che la modifica mirata della direttiva sugli habitat mira a garantire una maggiore flessibilità nella gestione delle loro popolazioni in tutta l’UE. La modifica mira ad allineare il diritto dell’UE al livello aggiornato di protezione del lupo previsto dalla Convenzione di Berna.
Un capitolo a sé stante è il punto 10 sulle organizzazioni non governative. Si chiede un registro pubblico dei fondi che le organizzazioni non governative ricevono dall’UE. Si esprime preoccupazione per il fatto che i fondi, tra l’altro provenienti dal programma LIFE, vengano erogati a organizzazioni che esercitano attività di lobbying presso gli organi dell’UE. E invita la Commissione a smettere di finanziare le organizzazioni non governative che «svolgono attività di lobbying mirata e creano un’immagine fuorviante, militante e ideologica dell’allevamento del bestiame in Europa».
Il PPE ha votato a stragrande maggioranza a favore (134 a favore, 1 contrario, 4 astensioni). Ha votato così insieme a tutti e tre i gruppi di estrema destra: ECR (66 a favore, 5 astenuti), PfE (71 a favore) ed ESN (24 a favore). I loro voti, tuttavia, non sono stati determinanti per l’esito: senza di essi, la risoluzione sarebbe stata approvata con un rapporto di 265 a 119. S&D (72 a favore, 32 contrari, 4 astenuti) e Renew (44 a favore, 16 contrari, 5 astenuti) hanno votato in modo diviso. I Verdi/EFA si sono opposti (44 contrari, 1 astenuto). The Left, ovvero l’estrema sinistra, ha votato contro (23) o si è astenuta (12).
La maggioranza filoeuropea si è quindi divisa. Da una parte c’era il PPE, dall’altra i Verdi/EFA, mentre S&D e Renew si sono divisi tra i due. Il relatore ombra David Cormand (Greens/EFA) ha dichiarato durante la discussione (in francese, tradotto): «Con una serie di falsità e la ricerca di capri espiatori, si proteggono i veri responsabili di questa crisi. […] Rifiutandosi di prendere una decisione, questo testo è ipocrita e si rende complice della crisi dell’allevamento e delle sofferenze degli agricoltori.» La relatrice ombra Cristina Maestre (S&D) ha invece chiesto (in spagnolo, tradotto): «Chiedo quindi l’unanimità e di lasciare da parte il populismo da quattro soldi». Il suo gruppo si è tuttavia diviso. Il testo è stato sostenuto in sede di dibattito anche dal relatore ombra Benoit Cassart (Renew), ma nemmeno Renew ha votato all’unanimità.
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