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Trattamento delle acque reflue e disponibilità dei farmaci

2026-06-18

La risoluzione sull’attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane chiede la sospensione temporanea dell’obbligo di trattamento quaternario e dei pagamenti con cui esso dovrebbe essere finanziato dai produttori di medicinali e cosmetici, in attesa del completamento di un nuovo studio. È stata approvata con 294 voti a favore, 245 contrari e 28 astensioni grazie ai voti di ECR, PfE ed ESN, ai quali si è unito il PPE. S&D, Renew e Greens/EFA, che avevano redatto la proposta iniziale insieme a The Left, hanno infine votato contro.

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La direttiva rivista sul trattamento delle acque reflue urbane è entrata in vigore il 1° gennaio 2025. Essa impone ai grandi impianti di depurazione di introdurre il trattamento quaternario, un ulteriore stadio che rimuove i microinquinanti dall’acqua. Secondo la Commissione e il Centro comune di ricerca, la maggior parte di questi proviene dai prodotti farmaceutici e cosmetici. L’obbligo entrerà in vigore gradualmente da dicembre 2033 a dicembre 2045 e, in base al principio «chi inquina paga», almeno l’80 % dei costi dovrà essere sostenuto dall’industria farmaceutica e cosmetica (la cosiddetta responsabilità estesa del produttore). La Germania e la Spagna, tuttavia, hanno stimato costi di gran lunga superiori a quelli indicati dalla Commissione.

La risoluzione invita la Commissione a elaborare, entro la fine del 2026, una nuova valutazione d’impatto che verifichi i costi, la ripartizione delle responsabilità tra i settori e l’impatto sull’accessibilità dei medicinali, e di informare gli Stati membri, entro la fine di luglio 2026, in merito alla flessibilità offerta dalla direttiva. Al paragrafo 9 chiede poi la sospensione temporanea («stop the clock») delle disposizioni relative alla responsabilità estesa del produttore, agli obblighi di trattamento quaternario e ai relativi impegni finanziari, fino a quando lo studio non sarà completato e la Commissione non ne avrà valutato le conclusioni. Non chiede l’abrogazione della direttiva: al paragrafo 1 ribadisce il forte sostegno alla sua attuazione «nel rispetto delle scadenze stabilite» e definisce la responsabilità estesa del produttore lo strumento più efficace del principio «chi inquina paga».

L’iniziativa è scaturita da un’interrogazione orale presentata alla Commissione da Oliver Schenk, Peter Liese e Tomislav Sokol a nome del PPE. A questa hanno fatto seguito nove proposte di risoluzione presentate da otto gruppi politici. La votazione si è basata su una proposta comune firmata da Vlad Vasile-Voiculescu (Renew), Alessandra Moretti (S&D), Jutta Paulus (Greens/EFA) e Per Clausen (The Left); il PPE non figurava tra i firmatari. In primo luogo si è votato su dieci emendamenti; nove sono stati approvati con i voti del PPE, dell’ECR, del PfE e dell’ESN. Questi emendamenti hanno orientato il testo verso una richiesta di rinvio degli obblighi.

La risoluzione nel suo complesso è stata poi approvata con 294 voti a favore, 245 contrari e 28 astensioni. A favore hanno votato il PPE (135 a favore, 1 contrario, 4 astenuti) insieme all’ECR (54 a favore), al PfE (51 a favore) e all’ESN (19 a favore). Senza i voti di ECR, PfE ed ESN, i voti a favore sarebbero stati 170 contro 231; la risoluzione è stata quindi approvata grazie ai voti dell’estrema destra. Tre dei quattro gruppi della maggioranza filoeuropea hanno votato contro il testo, la cui versione iniziale era stata da loro stessi firmata: S&D (5 a favore, 100 contrari), i Verdi/EFA all’unanimità (43 contrari) e, a maggioranza, Renew (13 a favore, 45 contrari, 3 astenuti). Anche The Left (38 voti), ovvero l’estrema sinistra, ha votato all’unanimità contro.

La divisione era già evidente durante la discussione del 25 marzo 2026. Peter Liese (PPE) ha proposto: «Concediamoci prima un po’ di tempo, una proroga di un anno». Alessandra Moretti (S&D) ha deplorato che, su un tema così importante e delicato, i popolari «abbiano deciso di allearsi nuovamente con i partiti di estrema destra». Jutta Paulus (Greens/EFA) ha rimproverato ai sostenitori del rinvio di schierarsi «dalla parte dell’industria farmaceutica e cosmetica» invece che a favore del principio «chi inquina paga». Vlad Vasile-Voiculescu (Renew) ha sottolineato che una politica sostenibile ed equa può esistere solo «grazie a un equilibrio […] tra la tutela dell’ambiente e l’accesso ai farmaci». Le citazioni sono state tradotte dal tedesco, dall’italiano e dal rumeno.

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