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Repressioni politiche e situazione umanitaria a Cuba

2026-06-18

La risoluzione su Cuba è stata approvata con 283 voti a favore, 199 contrari e 85 astensioni. A favore hanno votato il PPE e Renew, insieme all’ECR, mentre S&D e Verdi/EFA si sono espressi contro. La maggioranza filoeuropea si è divisa soprattutto sulla questione della responsabilità dell’embargo e delle sanzioni statunitensi nella crisi e sull’opportunità di sospendere l’accordo tra l’UE e Cuba. Il testo approvato attribuisce la crisi al regime cubano, non all’embargo.

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La risoluzione ha concluso la discussione sulle repressioni politiche e sulla situazione umanitaria a Cuba, svoltasi già il 19 maggio 2026. Sono state presentate sette proposte di risoluzione; S&D e Greens/EFA ne hanno presentata una congiunta. È stata approvata la proposta dell’EPP; secondo l’Osservatorio legislativo del PE, il testo definitivo è stato presentato dall’EPP, dall’ECR e da Renew.

La risoluzione è stata approvata con 283 voti a favore, 199 contrari e 85 astensioni. Hanno votato a favore l’EPP (140 a favore, 1 contrario) e Renew (57 a favore, 1 contrario, 3 astensioni). L’S&D (6 a favore, 98 contrari, 2 astenuti) e i Verdi/EFA (41 contrari, 2 astenuti) hanno votato in blocco contro, con conseguente frammentazione della maggioranza filoeuropea. Anche l’ECR ha votato a favore (62 a favore, 1 astensione), mentre il PfE (58 su 64 votanti) e l’ESN (18 su 24) si sono in gran parte astenuti. Anche senza i voti di ECR, PfE ed ESN, ovvero dell’estrema destra, la risoluzione sarebbe comunque stata approvata, con 211 voti a favore e 197 contrari. The Left, ovvero l’estrema sinistra, ha votato all’unanimità contro (38 voti).

Il testo approvato «condanna con estrema fermezza le repressioni sistematiche perpetrate dal regime cubano», tra cui torture, violenze sessuali, minacce di morte e detenzione di minori. Secondo l’organizzazione non governativa Prisoners Defenders, alla fine di maggio 2026 a Cuba erano detenuti 1.281 prigionieri politici, un numero record. Chiede il loro rilascio immediato e incondizionato e l’applicazione di sanzioni ai sensi della legge Magnitsky dell’Unione europea nei confronti dei responsabili delle repressioni, a partire dai massimi esponenti, tra cui Miguel Díaz-Canel, e dai vertici del conglomerato GAESA. Condanna inoltre il sostegno materiale che il regime cubano fornisce alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, compreso il reclutamento di cittadini cubani.

L’accordo sul dialogo politico e la cooperazione tra l’UE e Cuba, secondo il testo, non ha raggiunto il suo scopo. La risoluzione esorta l’Alta Rappresentante e gli Stati membri a affermare chiaramente che, qualora il regime non adotti misure concrete a breve termine, tra cui il rilascio di quasi 1 300 prigionieri politici, l’UE dovrà sospendere immediatamente l’accordo. Secondo il testo, gli aiuti umanitari dovrebbero andare direttamente alla popolazione e alle imprese indipendenti, al di fuori dello Stato cubano.

Il punto di contesa è il punto G. Il testo approvato afferma che la crisi umanitaria «non è stata causata da alcun embargo esterno» e che è una conseguenza diretta del funzionamento stesso del regime. S&D e Greens/EFA, al contrario, hanno individuato nella discussione anche una responsabilità degli Stati Uniti nella crisi. Leire Pajín (S&D) ha collegato le sofferenze dei cubani al blocco statunitense e alle recenti sanzioni, affermando: «Gli Stati Uniti devono porre fine a ogni forma di pressione su Cuba». Allo stesso tempo, ha sottolineato che il governo cubano deve finalmente compiere progressi nelle riforme democratiche e ha difeso l’accordo con Cuba come uno strumento che «serve a esercitare pressione e a compiere passi avanti». Ana Miranda Paz, intervenuta a nome dei Verdi/EFA, ha affermato che la situazione non può essere valutata senza considerare il contesto del decennale embargo statunitense, aggiungendo: «Quello che sta accadendo è una punizione collettiva da parte di Trump, che sta soffocando i cubani». Entrambi gli interventi sono stati pronunciati in spagnolo; le citazioni sono tradotte.

Il testo riporta in modo oggettivo le sanzioni statunitensi contro i rappresentanti del regime, senza criticare gli Stati Uniti.

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