Global Gateway: quali risultati ha portato e quale direzione dovrebbe prendere

2026-03-26

La risoluzione sulla strategia europea di investimento “Global Gateway” è stata approvata con 371 voti a favore, 146 contrari e 80 astenuti. È stata sostenuta all’unanimità dal PPE, dall’S&D e da Renew, mentre i Verdi/EFA l’hanno appoggiata a maggioranza (31 a favore, 9 contrari, 5 astenuti). Hanno votato contro PfE, ESN e The Left; l’ECR si è in gran parte astenuta. Il testo critica la mancanza di chiarezza riguardo ai 306 miliardi di euro dichiarati, chiede che vengano esaminati i progetti realizzati da società cinesi e un controllo più rigoroso da parte del Parlamento.

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Global Gateway è una strategia attraverso la quale l’UE finanzia progetti nei paesi partner, principalmente tramite lo strumento NDICI – Europa Globale. È pensata come alternativa all’iniziativa cinese «Belt and Road». La risoluzione d’iniziativa, elaborata congiuntamente dalla Commissione per gli affari esteri (AFET) e dalla Commissione per lo sviluppo (DEVE), ne valuta gli impatti finora registrati e gli orientamenti futuri. Le corredattrici della risoluzione sono state Chloé Ridel (S&D) e Hildegard Bentele (PPE).

La risoluzione è stata approvata con 371 voti a favore, 146 contrari e 80 astensioni. È stata sostenuta da tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea. L’EPP (157 a favore), l’S&D (105 a favore) e Renew (66 a favore) hanno votato all’unanimità; i Verdi/EFA a maggioranza, ma non all’unanimità: 31 a favore, 9 contrari, 5 astenuti. Per l’approvazione sono bastati i soli voti di questi quattro gruppi (359).

Non disponiamo di dichiarazioni ufficiali da parte di S&D, Renew né dei Verdi/EFA in merito a questa votazione; descriviamo quindi la loro posizione in base a come hanno votato. Per conto del PPE, prima della votazione, la correlatrice Hildegard Bentele (PPE) ha espresso la propria posizione sul sito web del proprio gruppo. Secondo lei, il «Global Gateway» è fondamentale per rafforzare l’autonomia strategica e la competitività dell’UE in un contesto geopolitico sempre più teso.

Il gruppo PfE ha votato contro (51 contrari, 24 astenuti, nessuno a favore), così come l’ESN (24 contrari, 2 astenuti, 1 a favore). L’ECR si è in gran parte astenuta: 40 dei suoi deputati si sono astenuti, 19 erano contrari e 8 a favore. L’estrema destra non si è quindi schierata all’unanimità contro la risoluzione. The Left (estrema sinistra) ha votato contro (24 contrari, 5 astenuti).

La risoluzione accoglie con favore il fatto che Global Gateway abbandoni il modello donatore-beneficiario e si basi su partenariati paritari. Tuttavia, il funzionamento della strategia è fondamentale. Dal 2022 il Consiglio ha approvato oltre 250 progetti chiave e, entro la fine del 2024, sono stati mobilitati 306 miliardi di euro. La risoluzione deplora la mancanza di chiarezza e trasparenza su come si sia giunti a tale importo.

La risoluzione esprime preoccupazione per le notizie secondo cui numerosi progetti sarebbero realizzati da società cinesi. Ciò è in contrasto con l’obiettivo di rappresentare un’alternativa alla «Belt and Road Initiative» e pertanto la risoluzione chiede un’indagine immediata su tutti questi casi. Ricorda inoltre che la Cina è il principale creditore bilaterale di molti paesi in via di sviluppo e che i progetti del «Global Gateway» sono in corso anche in paesi poveri e fortemente indebitati. Esorta l’UE ad alleggerire il loro onere debitorio e a sostenere la conversione del debito in misure di tutela ambientale e climatica.

I progetti chiave del periodo 2023–2025 erano destinati principalmente alle infrastrutture. All’istruzione e alla ricerca è stato destinato meno del 10%, alla sanità poco più del 10%. La risoluzione osserva che gli investimenti in questi settori potrebbero avere un maggiore ritorno economico e sociale.

Le critiche riguardano anche la gestione della strategia. Il Consiglio per il Global Gateway avrebbe dovuto riunirsi ogni anno, ma si è riunito solo due volte, nel dicembre 2022 e nell’ottobre 2025. Secondo la risoluzione, l’attuale assetto del Parlamento non ha consentito di esercitare un controllo. Si raccomanda pertanto di rivedere la gestione e di coinvolgere il Parlamento alle stesse condizioni previste per gli Stati membri.

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