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Rapporto sulla Turchia 2025: lo Stato di diritto e l'opposizione

2026-06-17

La risoluzione sulla relazione della Commissione sulla Turchia per il 2025 è stata approvata con 381 voti a favore, 107 contrari e 171 astensioni. La risoluzione è stata sostenuta da PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA, ovvero dalla maggioranza filoeuropea; tuttavia, 32 deputati del PPE si sono astenuti. PfE ed ESN hanno votato contro, mentre l’ECR si è quasi interamente astenuta. Il testo considera la persistente inazione un chiaro segno della mancanza di una reale volontà politica da parte del governo turco di attuare le riforme e ribadisce l’invito a prendere in considerazione l’adozione di sanzioni nei confronti dei funzionari turchi.

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La risoluzione fa seguito alla relazione annuale della Commissione europea sulla Turchia per il 2025. Si tratta di un atto non legislativo: non modifica il diritto dell’UE, ma esprime una posizione politica nei confronti di un paese candidato all’adesione. Il relatore è stato Nacho Sánchez Amor (S&D). È stata approvata con 381 voti a favore, 107 contrari e 171 astensioni.

Il PPE, l’S&D, Renew e i Verdi/EFA, ovvero la maggioranza filoeuropea, hanno votato a favore. L’S&D ha espresso 122 voti a favore, 1 contrario e 2 astensioni; Renew 65 a favore, 1 contrario e 3 astensioni; i Verdi/EFA tutti e 45 i voti a favore. L’EPP ha totalizzato 138 voti a favore e nessuno contrario, ma 32 dei suoi deputati si sono astenuti. Si trattava principalmente della Coalizione Civica polacca (KO, 19 deputati), oltre a cinque deputati dei Repubblicani francesi, due ciascuno del PSL polacco e del DISY cipriota, due indipendenti polacchi e uno ciascuno del KDH slovacco e dell’SDS bulgaro.

L’ECR, il PfE e l’ESN, ovvero l’estrema destra, non hanno votato all’unisono. Il PfE si è espresso contro (60 contrari, 17 astenuti, nessuno a favore) e l’ESN ha votato contro con tutti i suoi 26 voti. L’ECR si è quasi interamente astenuta: 68 astensioni, 5 voti contrari e 3 a favore. The Left, ovvero l’estrema sinistra, si è astenuta in maggioranza (38 astensioni, 5 voti a favore).

Durante la discussione sono intervenuti i relatori ombra di EPP, Renew e Greens/EFA. Isabel Wiseler-Lima (EPP) ha citato i congressi annullati del CHP e il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, attualmente in carcere, e ha concluso: «Non si tratta di incidenti, ma di una traiettoria» (tradotto dal francese). Malik Azmani (Renew) ha richiamato l’attenzione sull’erosione dei diritti fondamentali, sulle pressioni esercitate sulla società civile e sui leader dell’opposizione in carcere (dall’inglese). Vladimir Prebilič (Greens/EFA) ha affermato che lo Stato di Atatürk «è diventato un paese di processi politici degni dei periodi più bui della storia europea» (tradotto dallo sloveno). Dario Nardella (S&D) ha esortato la Commissione europea a sanzionare il ministro della Giustizia turco.

La risoluzione constata un ulteriore grave deterioramento dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Turchia, una tendenza che sta spingendo il Paese verso un modello autoritario. Ritiene che la persistente inazione sia un chiaro segno della mancanza di una reale volontà politica da parte del governo turco di attuare le riforme. Secondo lui, senza progressi tangibili non è possibile proseguire nel processo di adesione.

Il testo condanna nuovamente con forza la detenzione di Ekrem İmamoğlu e respinge con fermezza la decisione del tribunale regionale di Ankara del 21 maggio 2026, che ha annullato le decisioni dei congressi del CHP e ha reintegrato l’ex leader del partito al posto del presidente Özgür Özel; ritiene che ciò costituisca un chiaro esempio di ingerenza dello Stato negli affari interni del principale partito di opposizione. Esprime profondo rammarico per il fatto che il governo turco abbia assunto il controllo dell’emittente TELE1, cosa che considera un attacco deliberato alla libertà dei media.

Esorta nuovamente l’Alta Rappresentante dell’UE a prendere in considerazione l’imposizione di sanzioni, compreso il congelamento dei beni, nei confronti dei funzionari turchi responsabili di gravi e intenzionali violazioni dei diritti umani, come l’ex procuratore generale di Istanbul Akın Gürlek. Esprime sgomento per la sua recente nomina a ministro della Giustizia. Il testo esprime inoltre estrema preoccupazione per il fatto che la Turchia continui a minacciare formalmente la Grecia di guerra qualora quest’ultima esercitasse il proprio diritto legittimo di estendere le proprie acque territoriali.

Raccogliamo e presentiamo visivamente i dati pubblicamente disponibili nella pagina del Parlamento europeo. Votemap.eu nega qualsiasi responsabilità per possibili incongruenze dei dati o modifiche dopo la pubblicazione.

Le descrizioni sono create utilizzando la traduzione automatica di DeepL. Ci scusiamo per eventuali imperfezioni o inconvenienti.

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