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Norme relative ai partiti politici e alle fondazioni europei

2026-06-16

È stata approvata la risoluzione sull’applicazione del regolamento riveduto sui partiti politici europei e sulle fondazioni: 426 deputati hanno votato a favore, 140 contro e 107 si sono astenuti. È stata sostenuta dal PPE, dall’S&D, da Renew e dai Verdi/EFA, ovvero da tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea. Il PfE e l’ESN hanno votato contro, l’ECR si è in gran parte astenuto, così come la maggior parte di The Left. Il testo invita la Commissione a presentare una proposta legislativa volta a rivedere le norme sul finanziamento delle fondazioni politiche europee.

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I partiti politici europei collaborano con i rispettivi partiti nazionali affiliati e ciascuno di essi ha una fondazione politica europea associata. In base allo statuto delle fondazioni, queste promuovono il dibattito politico, la ricerca, l’istruzione e la partecipazione dei cittadini a livello sia europeo che nazionale. I loro servizi devono essere accessibili a tutti alle stesse condizioni, non solo ai membri o agli elettori di un determinato partito. Al 31 dicembre 2025, 12 partiti politici europei e 12 fondazioni associate erano finanziati dal bilancio dell’UE.

Lo status e il finanziamento di entrambi sono disciplinati dal regolamento (UE, Euratom) n. 2025/2445, che è in vigore dal 28 dicembre 2025. Il regolamento impone al Parlamento europeo di pubblicare, entro il 29 giugno 2026, una relazione sulla sua applicazione. La Commissione avrà poi un anno di tempo per presentare una propria relazione, eventualmente corredata di proposte di modifica. La relazione è stata elaborata dalla Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) e i relatori sono stati Loránt Vincze (PPE) e Charles Goerens (Renew). Si tratta di una risoluzione non legislativa, non di una legge. In plenaria non è stata discussa separatamente.

La risoluzione accoglie con favore l’adozione del regolamento e constata che esso ha migliorato la chiarezza giuridica, tra l’altro per quanto riguarda le garanzie contro le ingerenze straniere. Allo stesso tempo, sottolinea che l’esperienza con le nuove norme è ancora limitata. Subito dopo l’entrata in vigore del regolamento, secondo il testo, sono emersi problemi imprevisti, soprattutto in materia di finanziamento delle fondazioni politiche, che richiedono misure urgenti. Le fondazioni segnalano un onere amministrativo sproporzionato. La risoluzione ne prende atto con preoccupazione e si impegna a esaminare la questione.

Le richieste concrete riguardano gli aspetti finanziari. La risoluzione invita la Commissione a presentare una proposta legislativa che riveda le norme sul finanziamento delle fondazioni. Secondo la risoluzione, una sovvenzione a carico del bilancio dell’UE dovrebbe poter coprire fino al 100% dei costi ammissibili della fondazione. Dovrebbe essere aumentato anche il limite massimo per le donazioni, che attualmente ammonta a 18.000 euro all’anno per singolo donatore. La Commissione dovrà inoltre verificare se le norme nazionali non impediscano agli enti nazionali di versare contributi alle fondazioni europee. Il testo propone inoltre un sistema online unico in cui vengano rendicontati e resi pubblici i finanziamenti dell’UE, le donazioni e i contributi alle fondazioni. E contiene l’impegno ad aumentare il finanziamento complessivo delle fondazioni da parte dell’UE nel quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034. La motivazione addotta è che negli ultimi anni il bilancio non è stato indicizzato, mentre l’inflazione e i costi operativi sono aumentati.

Risultato: 426 a favore, 140 contrari, 107 astenuti. PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA hanno votato a stragrande maggioranza a favore. All’interno del PPE si sono registrati 166 voti a favore, 2 contrari e 2 astenuti; nel S&D 131 a favore e 1 contrario; in Renew 68 a favore e nei Verdi/EFA 48 a favore. La risoluzione è stata approvata grazie ai voti della maggioranza filoeuropea. Il PPE e l’estrema destra non hanno votato.

L’estrema destra non era unita. Il PfE (79 contrari) e l’ESN (25 contrari) si sono opposti nel loro insieme. L’ECR si è in gran parte astenuta: 60 dei suoi deputati si sono astenuti, 16 hanno votato contro e 2 a favore. The Left, ovvero l’estrema sinistra, si è astenuta in maggioranza (36 astensioni, 7 a favore, 1 contro).

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