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La gestione transfrontaliera delle risorse idriche come misura di prevenzione dei conflitti

2026-06-17

La raccomandazione secondo cui l’UE dovrebbe avvalersi della gestione transfrontaliera delle risorse idriche per prevenire i conflitti è stata approvata con 431 voti a favore, 111 contrari e 103 astensioni. È stata sostenuta dal PPE, dall’S&D, da Renew e dai Verdi/EFA, ovvero dall’intera maggioranza filoeuropea. Hanno votato contro PfE ed ESN, mentre l’ECR si è quasi interamente astenuto. Il testo afferma che la diga di Kachovka è stata distrutta dalla Russia e constata che il controllo effettivo sulla maggior parte delle risorse idriche della Cisgiordania è nelle mani delle autorità israeliane.

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La raccomandazione è stata elaborata dalla Commissione per gli affari esteri (AFET), con Leoluca Orlando (Verdi/EFA) in qualità di relatore. È indirizzata al Consiglio, alla Commissione e all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Chiede che l’UE consideri le risorse idriche condivise come una questione di politica estera e di sicurezza.

Il testo parte dal presupposto che il 60 % dei corsi d’acqua dolci mondiali sia costituito da falde acquifere, laghi e bacini idrografici condivisi da due o più paesi. Dei 153 Stati membri dell’ONU che condividono risorse idriche, solo 43 hanno concluso accordi operativi.

La raccomandazione chiede, tra l’altro, di riconoscere la carenza idrica come un fattore di rischio fondamentale in termini di sicurezza, geopolitica e umanitari. L’UE intende finanziare la gestione transfrontaliera delle risorse idriche nel prossimo quadro finanziario pluriennale attraverso gli strumenti «Global Europe» e «Global Gateway». L’UE dovrà aiutare i governi a concludere accordi sui bacini idrografici condivisi, nel pieno rispetto della sovranità dei paesi partner. Dovrebbe inoltre rafforzare il monitoraggio e gli allarmi tempestivi, condannare sistematicamente l’uso dell’acqua come arma nei conflitti e garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni.

Il testo nomina attori specifici. Si afferma che la diga di Kakhovka in Ucraina è stata distrutta dalla Russia nel 2023, causando vittime e lo sfollamento di massa di civili. Ricorda che il Parlamento europeo aveva già condannato con forza la Russia per la distruzione intenzionale delle infrastrutture idriche, comprese le dighe, che utilizza come armi di guerra. Constata inoltre che con tali azioni la Russia viola il diritto internazionale. Secondo il testo, a causa della guerra di aggressione russa, circa 1,7 milioni di bambini in Ucraina non hanno accesso sicuro all’acqua potabile.

Per quanto riguarda la Cisgiordania, il testo rileva che, in base agli accordi vigenti, le autorità israeliane esercitano il controllo effettivo sulla maggior parte delle risorse idriche in entrata e in uscita dalla Cisgiordania. Si menziona inoltre lo squilibrio storico e persistente nelle quote idriche assegnate alle comunità palestinesi. Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, si precisa che, a seguito del conflitto tra Israele e Hamas, le infrastrutture idriche hanno subito danni ingenti. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani del luglio 2025, l’89% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie a Gaza è stato danneggiato o distrutto. Le dighe realizzate dalla Turchia nell’ambito del progetto per l’Anatolia sud-orientale, secondo il testo, hanno influito sulla portata del Tigri e dell’Eufrate e contribuiscono alla carenza idrica in Iraq e in Siria.

La raccomandazione è stata approvata con 431 voti a favore, 111 contrari e 103 astensioni. È stata sufficiente la maggioranza semplice dei voti espressi. Hanno votato a favore tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea: PPE (164 a favore, 1 contrario, 1 astensione), S&D all’unanimità (120 a favore), Renew (62 a favore, 1 contrario) e Verdi/EFA all’unanimità (45 a favore). A nome del PPE, dell’S&D e di Renew, la relazione è stata negoziata in commissione dai relatori ombra Ingeborg Ter Laak (PPE), Matjaž Nemec (S&D) e Petras Auštrevičius (Renew).

PfE ha votato contro (75 contrari, 2 astenuti), così come ESN (21 contrari, 4 astenuti). L’ECR si è quasi interamente astenuta: 71 astenuti, 3 contrari e 2 favorevoli. L’estrema destra non si è quindi opposta all’unanimità. The Left (estrema sinistra) ha votato in modo diviso: 29 a favore, 1 contrario e 14 astenuti.

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