Alloggi nell'UE: i Verdi hanno respinto la prima relazione del Parlamento, mentre il resto dei democratici l'ha sostenuta

2026-03-10

Il 10 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato per la prima volta nella storia una relazione completa sulla crisi abitativa nell’UE con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni. Il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti (S&D) e Renew hanno votato a favore, mentre i Verdi/EFA sono stati l’unico dei quattro gruppi democratici a votare contro. All’ECR si è unito il gruppo a favore, mentre hanno votato contro anche PfE, ESN e La Sinistra.

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Il 10 marzo 2026 il Parlamento europeo ha votato sulla relazione A10-0025/2026, elaborata dalla commissione speciale sulla crisi abitativa nell’UE (HOUS) sotto la guida del relatore Borja Giménez Larraz (PPE). Si tratta della prima relazione in assoluto presentata in seduta plenaria dal Parlamento dedicata al tema dell’alloggio. La risoluzione è stata approvata con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni, con una partecipazione di circa l’86% dei deputati.

La votazione ha diviso il blocco democratico in modo insolito. Il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe hanno sostenuto la relazione con un’ampia maggioranza dei propri voti. I Verdi/EFA sono stati l’unico dei quattro gruppi democratici a respingerla: nessuno dei loro deputati ha votato a favore, la maggioranza ha votato contro e una parte si è astenuta. All’EPP si è unito anche l’ECR. Hanno votato contro anche PfE, ESN e La Sinistra — eppure questi tre gruppi democratici, da soli, avrebbero avuto voti sufficienti per l’approvazione, indipendentemente dal voto dell’estrema destra.

La relazione propone una serie di misure a sostegno dell’edilizia: la semplificazione delle procedure autorizzative con l’obiettivo di rilasciare le licenze edilizie entro 60 giorni, agevolazioni fiscali per le famiglie a basso e medio reddito e per chi acquista la prima casa, nonché il rafforzamento dell’autosufficienza industriale europea nel settore edile attraverso requisiti del tipo «Made in EU» per i componenti edilizi.

Il testo chiede inoltre una «quota adeguata» di alloggi pubblici e sociali e una tutela genericamente formulata degli inquilini contro aumenti sproporzionati degli affitti, senza tuttavia stabilire limiti massimi specifici per gli affitti. Per quanto riguarda gli affitti a breve termine di tipo Airbnb, la risoluzione invoca un equilibrio tra turismo e accessibilità abitativa, non un divieto. La risoluzione condanna inoltre con forza l’occupazione abusiva e chiede una protezione più rigorosa dei proprietari: proprio questo punto, insieme all’assenza di limiti massimi per gli affitti e alla scarsa ambizione in materia di affitti a breve termine, è stato indicato dai Verdi/EFA nel loro parere come motivo principale del dissenso.

Il relatore Borja Giménez Larraz (PPE) ha motivato il voto affermando che «i giovani e le famiglie soffrono perché in Europa mancano gli alloggi» e ha chiesto un rilascio più rapido delle licenze edilizie. Il relatore ombra Aodhán Ó Ríordáin (S&D) ha definito il risultato «frutto di un duro negoziato che, come ogni compromesso, non è perfetto». Secondo un comunicato stampa del gruppo Renew Europe, a condurre le trattative è stata Brigitte van den Berg, la quale ha affermato di credere «in un’Europa in cui l’alloggio sia un diritto, non un privilegio» — tuttavia, il suo ruolo formale di negoziatrice non è confermato nella documentazione del Parlamento. La relatrice ombra dei Verdi/EFA, Maria Ohisalo, ha invece criticato la relazione definendola «una relazione guidata dal PPE, che serve a garantire ulteriore sostegno ai proprietari avidi», aggiungendo che «gli appartamenti vengono trasformati in Airbnb e i vicini vengono sfrattati». La relatrice ombra per La Sinistra era Leila Chaibi.

La partecipazione è stata elevata e equilibrata tra i gruppi democratici, leggermente inferiore solo per il PfE di estrema destra.

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