Facebook

Il nuovo regolamento dell'UE sul rimpatrio degli stranieri

2026-06-17

Il nuovo regolamento sul rimpatrio sostituisce la direttiva del 2008 e consente di rimpatriare le persone prive di titolo di soggiorno anche verso paesi terzi con cui l’UE o uno Stato membro hanno stipulato un accordo, pur non essendo esse originarie di tali paesi. L’accordo con il Consiglio è stato sostenuto da 418 deputati, 218 hanno votato contro e 30 si sono astenuti. Il PPE ha votato insieme all’ECR, al PfE e all’ESN, ovvero all’estrema destra. L’S&D ha votato contro a larga maggioranza e i Verdi/EFA a stragrande maggioranza, mentre Renew, il gruppo del relatore Malik Azmani, si è diviso.

Infographic

Si è votato sull’accordo preliminare con il Consiglio dell’UE relativo al regolamento sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente nell’Unione. L’accordo è stato raggiunto dai negoziatori del Parlamento e del Consiglio nel cosiddetto «trialogo», ovvero in un incontro trilaterale con la Commissione europea. Con l’approvazione in plenaria, la posizione del Parlamento in prima lettura coincide con il testo definitivo della normativa. Il regolamento è stato firmato il 7 ottobre 2026 e pubblicato il 15 ottobre nella Gazzetta ufficiale dell’UE come regolamento (UE) 2026/2280. Il relatore era Malik Azmani (Renew).

Il regolamento sostituisce la direttiva sul rimpatrio del 2008 ed è direttamente applicabile, senza necessità di recepimento nelle legislazioni nazionali. La detenzione di una persona soggetta a rimpatrio in uno Stato membro non può superare i 12 mesi. Se l’interessato non collabora o se ne vengono presentati i documenti, il periodo può arrivare fino a 24 mesi e, in circostanze eccezionali, può essere prorogato di altri sei mesi al massimo. Il divieto di ingresso ha di norma una durata massima di dieci anni, che può arrivare fino a venti anni in casi giustificati. Per le persone che rappresentano un grave rischio per la sicurezza, il divieto può essere, in via eccezionale, anche a tempo indeterminato. Ora è possibile rimpatriare le persone anche in un paese terzo da cui non provengono, purché l’UE o uno Stato membro abbia un accordo con tale paese. Tale accordo deve rispettare il diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento (non-refoulement). I minori non accompagnati non possono essere rimpatriati in tali paesi.

A favore dell’accordo hanno votato 418 deputati, contro 218, mentre 30 si sono astenuti. Il PPE ha votato a stragrande maggioranza a favore (166 su 170). Ha votato così insieme all’ECR, al PfE e all’ESN, ovvero all’estrema destra, i cui deputati erano tutti a favore (77, 79 e 26 voti). I voti dell’estrema destra non sono stati determinanti per l’esito: senza di essi, l’accordo avrebbe ottenuto 236 voti a favore contro 218.

Tra PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA, ovvero all’interno della maggioranza filoeuropea, non c’è stato consenso. Il relatore ombra François-Xavier Bellamy (PPE) ha definito il regolamento, nel corso della discussione, «la fine di diversi decenni di impotenza di fronte all’immigrazione clandestina» (detto in francese, nella traduzione). L’S&D ha votato in larga maggioranza contro: 107 contrari, 9 favorevoli e 11 astenuti. La sua relatrice ombra, Murielle Laurent (S&D), ha avvertito che il testo «apre la strada alla detenzione dei minori non accompagnati e delle famiglie con bambini» e «privilegia il rimpatrio verso paesi che non rispettano i diritti fondamentali» (in francese). I Verdi/EFA hanno votato contro a stragrande maggioranza (44 contrari, 2 favorevoli). La relatrice ombra Mélissa Camara (Greens/EFA) ha definito il regolamento «il frutto di una collaborazione apertamente dichiarata tra il PPE e l’estrema destra» (in francese).

Renew, il gruppo del relatore, ha votato in modo diviso: 37 a favore, 20 contrari, 12 astenuti. Malik Azmani (Renew) ha affermato durante la discussione che l’Europa ha bisogno di un sistema di rimpatrio «non solo efficace, ma anche equo» e, secondo lui, il testo «raggiunge proprio questo obiettivo» (in inglese). A nome di Renew è intervenuta anche Fabienne Keller (Renew), secondo la quale «accettare l’approvazione di un simile meccanismo sotto la pressione dell’estrema destra equivarrebbe ad ammettere il fallimento dell’Europa» (in francese).

The Left, ovvero l’estrema sinistra, ha votato all’unanimità contro (43 voti).

Raccogliamo e presentiamo visivamente i dati pubblicamente disponibili nella pagina del Parlamento europeo. Votemap.eu nega qualsiasi responsabilità per possibili incongruenze dei dati o modifiche dopo la pubblicazione.

Le descrizioni sono create utilizzando la traduzione automatica di DeepL. Ci scusiamo per eventuali imperfezioni o inconvenienti.

gr