Lotta contro le frodi in materia di IVA e tutela del bilancio dell'UE

2026-10-20

La risoluzione non legislativa sulla lotta alle frodi IVA e sul loro impatto sul bilancio dell’UE è stata approvata con 357 voti a favore, 274 contrari e 31 astensioni. È stata approvata grazie ai voti dell’ECR e del PfE: il PPE ha votato a favore, mentre S&D, Renew e Verdi/EFA hanno votato contro a stragrande maggioranza. Senza i 156 voti dell’ECR e del PfE non sarebbe stata approvata: 201 a favore, 274 contrari. Il relatore era Ondřej Knotek (PfE).

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La risoluzione è stata elaborata di propria iniziativa dalla Commissione per il controllo dei bilanci (CONT); il relatore è stato Ondřej Knotek (PfE). Si tratta di un testo non legislativo: di per sé non apporta alcuna modifica, ma formula richieste rivolte principalmente alla Commissione e agli Stati membri. Tra l’altro, invita la Commissione a integrare la revisione dell’architettura europea di lotta contro le frodi con un pacchetto legislativo concreto.

Secondo la risoluzione, l’IVA rappresenta una fonte di entrate fondamentale anche per l’Unione: nel 2024 ha contribuito al bilancio dell’UE per circa il 15%, ovvero 23 miliardi di euro. Il testo riporta una stima della perdita di gettito IVA in tutta l’UE pari a 128 miliardi di euro; le sole frodi a catena costano all’UE, secondo le stime, da 12,5 a 32,8 miliardi di euro all’anno. In questi casi, il cosiddetto «operatore fantasma» riscuote l’IVA e scompare prima di versarla.

La risoluzione chiede all’Unione e agli Stati membri una più stretta collaborazione tra autorità amministrative, giudiziarie e di polizia, nonché un sistema multilaterale in grado di segnalare tempestivamente le frodi a catena. Invita la Commissione ad abbassare la soglia di 10 milioni di euro prevista dalla direttiva sulla tutela degli interessi finanziari (PIF). Accoglie con favore l’accordo generale del maggio 2026 sull’accesso diretto delle autorità dell’EPPO e dell’OLAF al sistema di scambio di informazioni sull’IVA (VIES). Constata con preoccupazione che l’OLAF è all’origine di meno dell’1 % delle segnalazioni ricevute dall’Ufficio del procuratore pubblico europeo (EPPO). Secondo la risoluzione, la legislazione in fase di elaborazione dovrebbe garantire che il lavoro dei due uffici sia effettivamente complementare.

Invita inoltre la Commissione a stabilire norme in base alle quali il denaro e i beni sequestrati a seguito delle indagini dell’EPPO vengano restituiti, almeno in parte, al bilancio europeo. Attualmente tali fondi vengono versati al tesoro dello Stato interessato. La Commissione invita inoltre a effettuare una valutazione preventiva del rischio di frodi a catena nella seconda fase del sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS2). Ricorda che l’originale EU ETS è stato, tra il 2008 e il 2009, oggetto di frodi con perdite stimate in circa 5 miliardi di euro.

La risoluzione è stata approvata con 357 voti a favore, 274 contrari e 31 astensioni, grazie ai voti dell’ECR e del PfE. L’EPP ha votato a favore (164 a favore, 0 contrari, 4 astenuti), così come l’ECR (76 a favore) e il PfE (80 a favore). S&D (7 a favore, 123 contrari), Renew (5 a favore, 64 contrari, 4 astenuti) e Greens/EFA (2 a favore, 46 contrari) hanno votato in stragrande maggioranza contro. La maggioranza filoeuropea si è quindi divisa: l’EPP si è opposta agli altri tre gruppi. Senza i 156 voti dell’ECR e del PfE, il risultato sarebbe stato di 201 a favore e 274 contrari e la risoluzione non sarebbe stata approvata. L’ESN si è in gran parte astenuta (16 deputati, 4 a favore, 1 contrario). The Left ha votato contro (1 a favore, 36 contrari, 4 astenuti).

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