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Lotta contro la repressione transnazionale

2026-06-16

La risoluzione sulla lotta alla repressione transnazionale è stata approvata con 434 voti a favore, 128 contrari e 104 astensioni. È stata sostenuta da PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA, ovvero dall’intera maggioranza filoeuropea. Hanno votato contro PfE ed ESN, mentre l’ECR si è in gran parte astenuto, così come The Left. La risoluzione indica come principali responsabili la Russia, la Cina, l’Iran e la Bielorussia. La relatrice era Hannah Neumann (Greens/EFA).

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La repressione transnazionale significa che lo Stato si spinge oltre i propri confini per colpire persone che vivono all’estero – dissidenti, giornalisti, attivisti o membri della diaspora – e le loro famiglie. La risoluzione la definisce come una serie di atti intenzionali o minacce da parte degli Stati, compresi i regimi autoritari, i soggetti a essi collegati e i loro agenti, il cui obiettivo è intimidire, mettere a tacere, controllare o danneggiare in altro modo queste persone. Il testo fa riferimento a una ricerca di Freedom House: si stima che la repressione transnazionale minacci 3,5 milioni di persone, i casi sono documentati in oltre 100 paesi e, tra il 2014 e il 2025, l’organizzazione ha registrato 1.375 episodi di violenza fisica diretta in 107 paesi.

La risoluzione indica come principali responsabili, sia in Europa che nel mondo, la Russia, la Cina, l’Iran e la Bielorussia. Secondo il testo, la Russia è tra i responsabili più aggressivi al mondo ed è responsabile del maggior numero di episodi documentati nell’UE tra tutti i paesi di origine. Ricorre a omicidi, tentati omicidi, rapimenti e ricatti, minaccia anche i legislatori dell’UE e si avvale di forze proxy, tra cui il Gruppo Wagner e le «squadre della morte» cecene. La Bielorussia conduce una repressione di portata preoccupante, anche sul territorio dell’UE, e abusa del sistema delle segnalazioni rosse di Interpol per attaccare gli oppositori politici in esilio. Secondo la risoluzione, la Cina è responsabile della campagna di repressione transnazionale più complessa e sistematica al mondo. Dai rapporti dei difensori dei diritti umani, come si evince dal testo, risulta che sul suolo europeo gestisca stazioni di polizia segrete prive di fondamento giuridico. L’Iran perseguita da tempo all’estero le persone che considera oppositori e attua repressioni sul territorio dell’UE. Le operazioni sono dirette dai vertici del potere statale e vengono condotte dal Ministero dell’Intelligence e dalla Guardia Rivoluzionaria Islamica. Sul territorio europeo sono stati documentati omicidi e rapimenti pianificati ai danni di esponenti dell’opposizione.

La risoluzione chiede che la Commissione e il Servizio europeo per l’azione esterna, in collaborazione con Europol, istituiscano un meccanismo dell’UE per la raccolta di dati, il monitoraggio e la segnalazione delle repressioni transnazionali. Il Consiglio dovrà nominare un coordinatore per la lotta contro tali pratiche. La Commissione dovrà istituire un meccanismo di ricorso dell’UE contro le segnalazioni «rosse» di Interpol utilizzate in modo improprio. Gli Stati membri dovranno verificare e, se del caso, revocare i «visti d’oro» alle persone legate a regimi che commettono atti di repressione. I responsabili dovranno essere sistematicamente valutati ai fini dell’inserimento nell’elenco del regime globale di sanzioni dell’UE in materia di diritti umani.

La relazione in seno alla commissione per gli affari esteri è stata preparata dalla relatrice Hannah Neumann (Verdi/EFA). In un comunicato stampa del suo gruppo ha dichiarato: «I regimi autoritari non cercano più di mettere a tacere i critici solo all’interno dei propri confini. Li seguono, li minacciano e li attaccano qui in Europa, spesso in collaborazione con la criminalità organizzata». (tradotto dall’inglese)

La relazione è stata approvata con 434 voti a favore, 128 contrari e 104 astensioni. L’EPP (169 a favore, 1 astensione), S&D (126 a favore), Renew (68 a favore) e Greens/EFA (46 a favore, 2 astensioni) l’hanno sostenuta a stragrande maggioranza; la maggioranza filoeuropea era unanime.

Il PfE (73 contrari, 6 astenuti) e l’ESN (25 contrari) hanno votato contro. L’ECR si è in gran parte astenuta: 58 dei suoi deputati si sono astenuti, 11 hanno votato contro e 8 a favore. L’estrema destra, quindi, non era unanemente contraria. Anche The Left, ovvero l’estrema sinistra, si è in gran parte astenuta: 31 astenuti, 13 voti a favore e nessuno contrario.

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