Il “Sogno georgiano” vuole vietare i partiti dell’opposizione

2026-10-08

Il Parlamento europeo ha approvato, con 445 voti a favore, 37 contrari e 97 astensioni, una risoluzione che condanna i tentativi del partito “Sogno georgiano” di mettere fuori legge i partiti dell’opposizione e chiede sanzioni nei confronti dei rappresentanti del regime. Il testo è stato presentato da PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA insieme all’ECR; i quattro gruppi della maggioranza filoeuropea lo hanno sostenuto all’unanimità. Il PfE si è astenuto, ad eccezione di tre deputati, mentre l’ESN ha votato prevalentemente contro; l’estrema destra si è quindi divisa.

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Il Parlamento georgiano, controllato dal partito di governo “Sogno Georgiano”, ha presentato nel novembre 2025 un ricorso costituzionale con cui chiede il divieto dei partiti di opposizione: il Movimento Nazionale Unito, la Coalizione per il Cambiamento e la coalizione “Georgia Forte–Lelo”. Successivamente, il ricorso è stato esteso ai Federalisti e, nel settembre 2026, anche a «For Georgia», l’unico partito di opposizione finora rappresentato in Parlamento. Nello stesso mese sono stati nominati nuovi giudici della Corte costituzionale, il che, secondo la risoluzione, solleva seri dubbi sull’indipendenza del procedimento.

La risoluzione «condanna fermamente» tali tentativi e chiede l’immediato ritiro del ricorso. Definisce l’eliminazione dell’opposizione legittima per via giudiziaria incompatibile con la democrazia. Indica inoltre a chi ciò giova: secondo il testo, i procedimenti fanno parte della strategia del «Sogno georgiano», «che mira a trasformare la Georgia in un regime monopartitico eliminando il pluralismo politico sul modello della Russia e della Bielorussia, il che serve all’intento del Cremlino di tenere la Georgia fuori dallo spazio europeo ed euroatlantico».

Chiede inoltre l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri politici, in particolare di Elena Khoshitari, Mzia Amaglobeli, Mikhail Saakashvili, Giorgi Baramidze e Nika Melia. Ribadisce l’appello a favore di sanzioni mirate e del divieto di rilascio di visti a Bidzina Ivanishvili, Irakli Kobachidze, Shalva Papuashvili e Kacha Kaladze. Esprime rammarico per il fatto che l’UE e la maggior parte degli Stati membri non siano ancora intervenuti «in modo tale da produrre conseguenze tangibili». Ricorda che due fondazioni politiche europee, tra cui la Fondazione Konrad Adenauer, hanno dovuto chiudere i propri uffici a Tbilisi nel settembre 2026. Avverte la Georgia che il divieto imposto ai partiti consolidati la allontana dall’UE ed esclude qualsiasi progresso verso l’adesione.

La risoluzione è stata approvata con 445 voti a favore, 37 contrari e 97 astensioni. È il risultato della fusione di cinque proposte presentate da PPE, S&D, Renew, Verdi/EFA ed ECR. I quattro gruppi della maggioranza filoeuropea hanno votato all’unanimità a favore: il PPE con 151 voti, l’S&D con 101, Renew con 69 e i Verdi/EFA con 46. Nessuno di loro ha votato contro né si è astenuto. Complessivamente hanno totalizzato 367 voti a favore, più di tutti coloro che hanno votato contro o si sono astenuti. Non siamo riusciti a trovare dichiarazioni separate di alcuni di questi quattro gruppi in merito a questa votazione; la loro posizione è quindi evidenziata dalla co-autorialità del testo e dal voto.

L’ECR, che ha co-presentato la risoluzione, ha votato prevalentemente a favore: 45 deputati a favore, 2 contrari e 23 astenuti, di cui 18 italiani. Il PfE non ha presentato una propria proposta di risoluzione e quasi tutti i suoi membri si sono astenuti dalla votazione: 3 deputati a favore, 56 astenuti e nessuno contrario. Si è astenuta l’intera delegazione francese del PfE (Rassemblement National, 26 deputati). Undici deputati ungheresi del PfE non hanno votato affatto. L’ESN ha votato prevalentemente contro (1 a favore, 23 contrari, 1 astenuto). Ha inoltre presentato una propria proposta di risoluzione, che però non è stata inserita nel testo comune. L’estrema destra si è quindi divisa in questa votazione.

L’estrema sinistra (The Left) ha votato a favore con 27 voti, mentre 9 dei suoi deputati si sono astenuti.

La risoluzione non ha valore legislativo e di per sé non apporta alcun cambiamento. Il Parlamento la trasmetterà al Consiglio, alla Commissione, all’Alta Rappresentante, agli Stati membri e, come espressamente indicato nel testo, alle «autorità autoproclamate della Georgia».

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