Assistenza consolare ai cittadini dell'UE al di fuori dell'Unione

2026-10-07

Quando un cittadino dell’UE si trova in una situazione di emergenza in un Paese in cui il proprio Stato non dispone né di un’ambasciata né di un consolato, può chiedere aiuto a un altro Stato membro. Il Parlamento ha adottato un parere sulla modifica di queste norme: 470 deputati hanno votato a favore, 180 contro e 18 si sono astenuti. Hanno votato a favore all’unanimità PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA, mentre hanno votato contro ECR, PfE ed ESN. Si tratta di una consultazione: spetta al Consiglio decidere la forma definitiva della direttiva e non è tenuto a seguire il parere del Parlamento.

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Un cittadino dell’Unione europea che viaggia o risiede al di fuori dell’Unione può rivolgersi, in caso di necessità, a qualsiasi altro Stato membro qualora il proprio Stato non disponga di una rappresentanza nel paese in questione. Le norme relative a tale protezione consolare dei cittadini non rappresentati sono stabilite dalla direttiva (UE) 2015/637. A essa fa seguito la direttiva (UE) 2019/997 relativa al documento di viaggio sostitutivo dell’UE. La proposta in esame modifica entrambe.

Non si tratta della consueta procedura legislativa, in cui il Parlamento e il Consiglio decidono a pari voce. Si tratta di una consultazione: la direttiva è adottata dal Consiglio e il Parlamento formula un parere, che il Consiglio non è tenuto a seguire. Il Parlamento si è espresso per la prima volta sulla proposta il 24 aprile 2024. Il Consiglio ha poi presentato, l’11 febbraio 2026, una proposta modificata e ha chiesto al Parlamento una nuova consultazione. La presente votazione costituisce la risposta a tale richiesta. Nella risoluzione, il Parlamento ha sostenuto la proposta nella versione modificata dai propri emendamenti. Ha invitato il Consiglio a informarlo qualora intenda discostarsi da tale versione e a consultarlo nuovamente qualora modifichi la proposta in modo sostanziale.

Le modifiche del Parlamento riguardano tre ambiti principali. Il primo riguarda chi è considerato non rappresentato. Quando, a causa di una situazione di crisi, un cittadino non può raggiungere in sicurezza un’autorità del proprio Stato (o un’autorità che si rechi presso di lui) prima di 48 ore, è considerato non rappresentato per tale periodo e può chiedere assistenza a un altro Stato membro. Laddove le condizioni locali siano pericolose o impediscano gli spostamenti, il termine di 48 ore non si applica affatto. Il Parlamento chiede inoltre che, nel fornire assistenza, si tenga conto dei gruppi vulnerabili e delle persone a rischio di discriminazione, con riferimento all’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Il secondo ambito riguarda gli aspetti finanziari. In casi gravi, quali l’arresto, un infortunio grave, una malattia grave o un rimpatrio d’emergenza, lo Stato che ha fornito l’assistenza può chiedere allo Stato di origine del cittadino il rimborso delle spese straordinarie, ad esempio per il viaggio, l’alloggio o l’interpretariato. L’assistenza deve essere fornita senza alcuna discriminazione rispetto ai propri cittadini. Il Parlamento chiede inoltre che il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) riceva un adeguato aumento del bilancio e del personale e non faccia affidamento esclusivamente sui proventi derivanti dai rimborsi da parte degli Stati.

Il terzo ambito riguarda la protezione dei dati personali. I dati dei cittadini non rappresentati devono essere trasmessi a paesi terzi e organizzazioni internazionali solo con «massima cautela», solo se direttamente connessi alla fornitura di protezione e sempre nel rispetto delle norme del GDPR relative al trasferimento dei dati al di fuori dell’UE. La Commissione dovrà valutare la direttiva cinque anni dopo la sua trasposizione nel diritto nazionale, anziché otto come previsto finora. Il testo contiene anche una serie di modifiche tecniche, ad esempio le squadre consolari congiunte o gli avvisi via SMS per i cittadini in situazioni di crisi.

Il parere è stato approvato con 470 voti a favore, 180 contrari e 18 astensioni. I quattro gruppi della maggioranza filoeuropea hanno votato all’unanimità a favore: PPE (172 a favore, 1 astensione), S&D (124 a favore), Renew (75 a favore) e Verdi/EFA (49 a favore). Nessuno di essi ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’argomento, pertanto la loro posizione è rappresentata dal voto stesso. Anche The Left ha votato a favore (39 a favore, 1 astensione). Si sono espressi contro i tre gruppi di estrema destra: ECR (72 contrari, 7 favorevoli, 3 astenuti), PfE (66 contrari, 6 astenuti) ed ESN (tutti e 26 contrari).

La relatrice della commissione LIBE è stata Lena Düpont (PPE). Per il gruppo S&D la relatrice ombra era Marina Kaljurand, per Renew Raquel García Hermida-van der Walle e per i Verdi/EFA Tineke Strik. L’ultima parola spetta al Consiglio. I documenti non indicano quando il Consiglio deciderà in merito alla direttiva.

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