Applicazione del diritto dell'UE nel periodo 2023-2025

2026-04-29

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che valuta il modo in cui la Commissione e gli Stati membri hanno applicato e fatto rispettare il diritto dell’Unione nel periodo dal 2023 al 2025. Hanno votato a favore 416 deputati, contro 190, mentre 15 si sono astenuti. La risoluzione è stata sostenuta dal PPE, dall’S&D, da Renew e dai Verdi/EFA, ovvero tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea, e in gran parte anche da La Sinistra. Hanno votato quasi all’unanimità contro l’ECR, PfE ed ESN, ovvero l’estrema destra.

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La risoluzione si basa sulla relazione della commissione giuridica JURI, redatta dal relatore Dainius Žalimas del gruppo Renew. Nella relazione, la commissione valuta il modo in cui la Commissione europea e gli Stati membri applicano e fanno rispettare il diritto dell’Unione. Lo strumento principale della Commissione è la procedura per inadempimento, che può concludersi dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

La risoluzione deplora il fatto che la Commissione non abbia pubblicato la relazione annuale sull’applicazione del diritto dell’Unione per il 2024. In questo modo ha interrotto una prassi che seguiva dal 1983.

La risoluzione riporta anche dati concreti. Il numero di procedimenti per inadempimento chiusi è sceso da 1 030 nel 2023 a 535 nel 2024. Nello stesso periodo, i casi aperti sono aumentati da 1 461 a 1 493, mentre quelli nuovi sono passati da 528 a 567. Dal 1° gennaio al 31 luglio 2025, secondo i dati preliminari, sono stati chiusi 345 procedimenti e quelli attivi erano 1.559. In tutti e tre gli anni, la maggior parte dei procedimenti attivi ha riguardato l’ambiente.

In base alla risoluzione, la Commissione deve pubblicare criteri trasparenti e oggettivi in base ai quali seleziona i casi da sottoporre a procedimento. La Commissione deve avviare procedimenti in modo rigoroso anche quando uno Stato membro non ottempera a una sentenza della Corte di giustizia, ricorrendo anche a proposte di importi forfettari o di sanzioni pecuniarie. La risoluzione esprime forte preoccupazione per il fatto che la Commissione esiti a ricorrere alla Corte anche in caso di violazioni evidenti e persistenti. Si esortano gli Stati membri a rispettare i termini per il recepimento delle direttive nel diritto nazionale; secondo il «Single Market Scoreboard», il ritardo medio nel recepimento delle direttive relative al mercato unico è pari a 11,9 mesi. Esprime inoltre un forte sostegno al meccanismo di condizionalità legato allo Stato di diritto e preoccupazione per il fatto che le corti costituzionali e le corti supreme di alcuni Stati membri minino il primato del diritto dell’Unione.

A favore della risoluzione hanno votato 416 deputati, contro 190 e 15 si sono astenuti. Tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea l’hanno sostenuta quasi all’unanimità: PPE 150 voti a favore, 2 contrari e 3 astenuti; S&D tutti e 118 a favore; Renew 59 a favore e 1 astenuto; Greens/EFA tutti e 45 a favore. Le loro posizioni sono emerse chiaramente nel dibattito del 28 aprile 2026.

Il relatore Dainius Žalimas (Renew), nel presentare la relazione, ha affermato: «Il diritto europeo è forte solo nella misura in cui lo è la sua applicazione». Il relatore ombra Lukas Mandl (EPP) ha sottolineato che «a livello degli Stati membri e altrove, il diritto dell’Unione viene talvolta applicato in modo ancora più complesso di quanto non sia in realtà previsto a livello europeo». Il relatore ombra Eric Sargiacomo (S&D) ha esortato la Commissione a non rinunciare «al requisito democratico sull’altare di una deregolamentazione avventata, il cui obiettivo è il profitto a breve termine». La relatrice ombra Tineke Strik (Verdi/EFA) si è rivolta alla Commissione con toni particolarmente duri: «Commissari, voi siete i custodi dei Trattati, e per questo vi esorto: non limitatevi a mediare, ma denunciate e ponete fine all’impunità». Le dichiarazioni sono tradotte dal resoconto integrale del dibattito.

L’estrema sinistra (The Left) ha votato prevalentemente a favore: 41 a favore, 1 contrario, 1 astensione. L’estrema destra si è opposta: ECR 69 voti contrari e 5 astenuti, PfE 73 contrari e 2 astenuti, ESN 25 contrari e 1 astenuto. Nessuno di questi tre gruppi ha votato a favore. L’EPP e l’estrema destra non hanno partecipato a questa votazione.

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