Ostacoli al mercato unico nel settore della difesa

2026-03-11

La risoluzione sull’eliminazione degli ostacoli al mercato unico nel settore della difesa è stata approvata con 393 voti a favore, 169 contrari e 67 astensioni. È stata sostenuta da tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea: PPE, S&D, Renew e Verdi/EFA. Hanno votato contro l’ESN e la maggioranza del PfE, mentre l’ECR si è divisa: il numero dei deputati che si sono astenuti (37) è stato superiore a quello di coloro che hanno votato contro (35), mentre 2 si sono espressi a favore. La relazione è stata redatta da Tobias Cremer (S&D).

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La risoluzione sulla relazione “Eliminazione degli ostacoli al mercato unico nel settore della difesa” (A10-0017/2026) è stata elaborata dalla Commissione per la sicurezza e la difesa (SEDE); il relatore è stato il deputato tedesco Tobias Cremer (S&D). Le commissioni ECON e IMCO hanno espresso il proprio parere; i loro relatori erano Johan Van Overtveldt (ECR) e Kamila Gasiuk-Pihowicz (EPP).

Si tratta di una risoluzione non legislativa di iniziativa propria: non è giuridicamente vincolante, ma rappresenta una presa di posizione politica rivolta al Consiglio e alla Commissione. Essa punta a individuare gli ostacoli che impediscono al mercato della difesa nell’UE di funzionare come un mercato unico. Esorta gli Stati membri a superare l’«impulso nazionalista» di proteggere la propria industria e ad acquistare maggiormente in comune – dando la priorità ai prodotti provenienti dal settore industriale europeo, dall’Ucraina e dai paesi del SEE/EFTA, mentre altri partner vengono considerati in secondo piano. Intende considerare l’Ucraina, nella misura più ampia possibile, come parte integrante del mercato unico nel settore della difesa, compreso l’accesso al Fondo europeo per la difesa.

Chiede alla Commissione una revisione ambiziosa della direttiva 2009/81/CE sugli appalti nel settore della difesa e una semplificazione dei trasferimenti di prodotti per la difesa tra gli Stati membri dell’UE, ad esempio senza autorizzazione per i componenti già integrati in un prodotto finito. Chiede inoltre un’interpretazione unitaria dell’articolo 346 del TFUE, ovvero la deroga alle norme del mercato interno per motivi di «interessi fondamentali di sicurezza»: tale deroga dovrebbe essere applicata solo in casi eccezionali e valutata caso per caso. Secondo la risoluzione, la Corte di giustizia dell’UE ha già riscontrato in diversi casi che gli Stati membri ne hanno abusato. Chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di stanziare, nel prossimo quadro finanziario pluriennale, fondi sufficienti per i programmi di difesa che porteranno gli Stati membri a sviluppare e acquistare in comune.

La risoluzione menziona anche le minacce esterne. La necessità di una più stretta cooperazione in materia di difesa è motivata soprattutto dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e dagli attacchi informatici e dalle provocazioni russe rivolte contro l’UE. Mette inoltre in guardia dalla dipendenza delle catene di approvvigionamento dai paesi extra-UE e cita come esempio di pressione la Cina, che minaccia di limitare le esportazioni di materie prime.

La risoluzione è stata approvata con 393 voti a favore e 169 contrari, mentre 67 deputati si sono astenuti. Tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea hanno votato a favore, quasi all’unanimità: PPE 155 a favore, 5 contrari e 4 astenuti; S&D 116 a favore, nessuno contrario, 4 astenuti; Renew 65 a favore, 1 contrario, 2 astenuti; Greens/EFA 46 a favore, nessuno contrario, 1 astenuto.

Solo l’S&D ha rilasciato una dichiarazione specifica su questa votazione. Tobias Cremer (S&D) ha affermato sul sito web del suo gruppo (traduzione dall’inglese): «Nel nuovo mondo della politica delle grandi potenze, il mercato unico europeo nel settore della difesa non è un ideale ambizioso, ma una necessità urgente.» EPP, Renew e Greens/EFA hanno votato a favore; non abbiamo trovato una dichiarazione separata da parte loro su questa relazione e descriviamo quindi la loro posizione in base al voto espresso.

ESN, PfE ed ECR (estrema destra) non hanno aderito alla risoluzione, ma non hanno votato come blocco unico. L’ESN si è espressa all’unanimità contro (24 voti). Il PfE ha votato prevalentemente contro (48), 14 dei suoi deputati si sono astenuti e nessuno ha votato a favore. L’ECR si è divisa: 37 deputati si sono astenuti, 35 hanno votato contro e 2 a favore. L’EPP non ha votato insieme all’estrema destra.

Il gruppo The Left (estrema sinistra) ha votato prevalentemente contro: 36 dei suoi deputati erano contrari, 4 a favore e 2 si sono astenuti.

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