Metodologie di certificazione dell'agricoltura a basse emissioni di carbonio

2026-10-20

L'obiezione presentata da S&D, Greens/EFA e The Left contro le metodologie della Commissione per la certificazione dell'agricoltura a basse emissioni di carbonio non è stata accolta. Hanno votato a favore 199 deputati, contro 407 e 45 si sono astenuti; per bloccare l’atto erano necessari 361 voti a favore. L’EPP e Renew hanno votato contro l’obiezione insieme a ECR, PfE ed ESN; S&D l’ha sostenuta a maggioranza, mentre i Verdi/EFA quasi all’unanimità. Il regolamento della Commissione C(2026)4666 non è stato quindi bloccato.

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Il regolamento (UE) 2024/3012 ha introdotto nell’UE un quadro normativo per la certificazione della rimozione del carbonio e dell’agricoltura a basse emissioni di carbonio. Per «agricoltura a basse emissioni di carbonio» si intende una gestione volta a trattenere il carbonio nel suolo e nel paesaggio, ad esempio attraverso la cura del suolo, il ripristino delle torbiere e delle zone umide o il rimboschimento. Il certificato deve attestare che il sequestro del carbonio abbia effettivamente avuto luogo e in quale quantità. Le modalità di calcolo e verifica sono state stabilite dalla Commissione nelle metodologie adottate con il regolamento di delega C(2026)4666.

Tale atto viene adottato dalla Commissione stessa, ma il Parlamento europeo può bloccarlo presentando un’obiezione. Questa deve essere sostenuta dalla maggioranza assoluta di tutti i deputati, ovvero almeno 361 voti a favore, indipendentemente dal numero di deputati che votano contro. Se l’obiezione non raggiunge tale soglia, l’atto può entrare in vigore.

L’obiezione è stata presentata a nome dei rispettivi gruppi da Tiemo Wölken (S&D), Michael Bloss (Greens/EFA) e Martin Günther (The Left). Secondo loro, le metodologie non tengono conto delle emissioni dirette né indirette di gas a effetto serra per l’intero ciclo di vita, compreso il cambiamento indiretto di destinazione d’uso del suolo. I presentatori ritengono che ciò sia in contrasto con il mandato previsto dal regolamento 2024/3012 e che le norme siano meno rigorose di quanto richiesto dal meccanismo di cui all’articolo 6, paragrafo 4, dell’Accordo di Parigi. Criticano inoltre il fatto che i progetti esistenti godano di un’esenzione dal test di addizionalità finanziaria. I proventi della certificazione possono quindi andare anche a progetti che sarebbero stati realizzati anche senza di essa. A loro avviso manca anche il test della prassi corrente. Secondo i proponenti, i tassi di rischio per il fondo di riserva sono insolitamente bassi (tetto del 15 % per i terreni minerali). Per quanto riguarda le torbiere, secondo loro il rischio non viene valutato affatto e la metodologia per la loro riumidificazione non prevede un meccanismo di responsabilità nel caso in cui il carbonio immagazzinato venga nuovamente rilasciato. Affermano inoltre che le metodologie non offrono garanzie contro la speculazione fondiaria. A tal proposito, fanno riferimento all’avvertimento del Comitato consultivo scientifico europeo sul cambiamento climatico contro un eccessivo affidamento sulla rimozione temporanea di CO₂.

L’obiezione non è stata accolta: 199 deputati hanno votato a favore, 407 contro e 45 si sono astenuti. Il PPE si è espresso contro, tranne quattro deputati (166 contrari, 4 favorevoli); anche Renew si è schierato contro (59 contrari, 13 favorevoli). I Verdi/EFA hanno sostenuto l’obiezione con 47 voti, mentre un deputato si è astenuto. Il gruppo S&D si è espresso in maggioranza a favore, ma è stato il meno coeso dei quattro gruppi: 92 a favore, 24 contrari, 7 astenuti. La maggioranza filoeuropea si è quindi divisa e non è stato possibile trovare una posizione comune. Il gruppo S&D e il gruppo Greens/EFA volevano bloccare l’atto, mentre il PPE e Renew no.

Il PPE e Renew hanno votato contro l’obiezione insieme all’ECR (70 contrari, 4 favorevoli), al PfE (51 contrari, 28 astenuti) e all’ESN (20 contrari, 1 astenuto). All’interno del PfE più di un terzo dei votanti si è astenuto, quindi l’estrema destra non ha votato come blocco unico. The Left, ovvero l’estrema sinistra, ha sostenuto l’obiezione (37 a favore, 1 astenuto).

I voti dell’estrema destra non sono stati determinanti per l’esito. Senza di essi, i voti a favore dell’obiezione sarebbero stati 195, ben al di sotto della soglia dei 361. A fare la differenza è stato il fatto che né il PPE né Renew l’hanno sostenuta. L’atto della Commissione non è stato quindi bloccato e può entrare in vigore.

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