Il Parlamento europeo chiede un nuovo pacchetto per il futuro della politica della pesca

2026-09-17

Il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato una risoluzione sul futuro della politica comune della pesca con 368 voti a favore e 172 contrari, mentre altri 69 deputati si sono astenuti. Il testo è stato presentato congiuntamente da EPP, S&D, Renew ed ECR; l’unico dei quattro gruppi democratici a votare contro è stato Greens/EFA, mentre all’interno dell’S&D si è registrata una marcata disaffezione interna. Il Parlamento chiede alla Commissione un pacchetto legislativo per la modernizzazione della flotta, la pesca artigianale e il finanziamento del settore.

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Il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato una risoluzione che valuta la politica comune della pesca (PCP) e ne definisce gli orientamenti futuri. Il voto si è concluso con 368 voti a favore, 172 contrari e 69 astensioni. Hanno partecipato 609 dei 717 deputati, ovvero poco meno dell’85 per cento.

La risoluzione fa seguito alla valutazione delle norme della PCP per il periodo 2014-2024, pubblicata dalla Commissione alla fine di aprile 2026. Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, entro la fine del 2026, un pacchetto legislativo che renda più rigoroso e trasparente il cosiddetto obbligo di sbarco, acceleri la modernizzazione e la decarbonizzazione della flotta peschereccia, sosterrà il ricambio generazionale nel settore e la piccola pesca costiera e rafforzerà la lotta contro la pesca illegale. I deputati hanno inoltre respinto come inaccettabile la prevista riduzione del 66% dei finanziamenti alla PCP nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034 e chiedono il mantenimento di un fondo per la pesca autonomo, l’EMFAF.

Il testo sottoposto alla votazione finale è stato elaborato come proposta comune da quattro gruppi – PPE, S&D, Renew ed ECR – i cui rappresentanti lo hanno firmato congiuntamente. I gruppi PfE, The Left e Greens/EFA non hanno aderito alla proposta e hanno invece presentato ciascuno una propria proposta di risoluzione concorrente. Solo il testo comune è stato sottoposto alla votazione finale.

Questa divisione si è riflessa praticamente alla lettera anche nel risultato della votazione. Il PPE ha votato all’unanimità a favore, senza alcun voto contrario o astensione. Renew ha sostenuto il testo in modo quasi unanime, con rare eccezioni. Anche l’S&D ha appoggiato la risoluzione, ma ben lungi dall’essere unanime: quasi un quarto dei suoi deputati ha votato contro, mentre un’altra parte si è astenuta. L’unico dei quattro gruppi democratici a votare contro è stato Greens/EFA, e lo ha fatto a stragrande maggioranza; invece del testo comune, ha sostenuto la propria proposta dell’autrice Isabella Lövin.

Due delle coautrici del testo per il PPE hanno commentato la votazione. Carmen Crespo ha affermato: «I pescatori europei sono sottoposti a una pressione crescente. L’attuale politica risale a quindici anni fa e non corrisponde più alla realtà odierna. [...] Se continueremo su questa strada, non si tratterà del 70 per cento, ma di tutti i prodotti ittici che l’Europa dovrà importare, spesso prodotti secondo standard inferiori. Ci troviamo di fronte a una chiara minaccia per le nostre comunità costiere e per la sicurezza alimentare». Isabelle Le Callennec ha aggiunto: «Negli ultimi dieci anni la flotta peschereccia dell’UE ha perso più di diecimila imbarcazioni. [...] Chiediamo alla Commissione: lasciate che i pescatori europei pescino, non che affoghino».

Tra i gruppi di estrema destra il quadro è stato contrastante: l’ECR ha votato in maggioranza a favore, così come l’EPP, l’S&D e Renew, mentre il PfE ha votato chiaramente contro. L’ESN si è astenuta in maggioranza: la stragrande maggioranza dei suoi deputati non ha votato né a favore né contro. The Left ha votato contro e ha anche presentato una propria proposta alternativa.

La più alta affluenza al voto si è registrata tra l’ESN e i Greens/EFA, entrambi intorno al 92 per cento, mentre la più bassa è stata quella di The Left, poco meno dell’82 per cento.

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