Semestre europeo: debiti, disavanzi e investimenti

2026-03-11

La risoluzione sulla parte economica del semestre europeo 2026 è stata approvata con 392 voti a favore, 219 contrari e 18 astensioni. È stato sostenuto quasi all’unanimità da EPP, S&D, Renew e Greens/EFA; la relatrice era Kira Marie Peter-Hansen (Greens/EFA). ECR, PfE ed ESN non hanno espresso nemmeno un voto a favore e anche il gruppo The Left si è espresso prevalentemente contro. Il testo richiama l’attenzione sul crescente debito pubblico, sui disavanzi superiori al 3% del PIL e sul divario di investimento, che la relazione Draghi ha quantificato in 800 miliardi di euro all’anno.

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Il Semestre europeo è un ciclo annuale nel corso del quale gli Stati membri dell’UE coordinano le proprie politiche economiche. Per quanto riguarda la sua parte economica, la commissione per gli affari economici e monetari (ECON) ha elaborato una relazione annuale di propria iniziativa, sulla quale la commissione per i bilanci (BUDG) ha formulato un parere. La relatrice è stata Kira Marie Peter-Hansen (Verdi/EFA), mentre il parere della commissione BUDG è stato redatto da Damian Boeselager (Verdi/EFA).

La risoluzione delinea una prospettiva secondo cui l’economia dell’UE dovrebbe crescere a un ritmo compreso tra l’1,4% e l’1,5% nel periodo 2025-2027, mentre la sua crescita potenziale è in calo a causa dell’evoluzione demografica. Secondo il testo, il debito pubblico dovrebbe aumentare dall’82,8 % del PIL nel 2025 all’84,5 % nel 2027. Nel 2027, dodici Stati membri dovrebbero registrare un disavanzo superiore al 3% del PIL e dieci si trovano nella procedura per i disavanzi eccessivi.

Il secondo grande tema riguarda gli investimenti. La risoluzione fa riferimento al divario di investimento, che il rapporto Draghi ha quantificato in 800 miliardi di euro all’anno; di questi, 450 miliardi sono destinati alla transizione energetica. A ciò si aggiungono le spese per la difesa nell’ambito del piano «ReArm Europe / Prontezza 2030», che prevede fino a 800 miliardi di euro. A causa di queste spese, 16 Stati membri hanno attivato la clausola di deroga nazionale.

La risoluzione contiene anche delle critiche. Si rimprovera alla Commissione europea di non aver mai avviato la procedura per gli squilibri eccessivi (punto 38 della risoluzione). Nella motivazione (considerando C) si constata poi che le raccomandazioni per i singoli paesi «comprendono regolarmente tagli alla spesa sociale, mentre si occupano a malapena dell’aumento delle entrate».

La risoluzione è stata approvata con 392 voti a favore, 219 contrari e 18 astensioni. È stata sostenuta da tutti e quattro i gruppi della maggioranza filoeuropea: PPE 155 a favore, 4 contrari, 2 astenuti; S&D 120 a favore, nessuno contrario né astenuto; Renew 66 a favore, 2 contrari; Greens/EFA 43 a favore, 4 astenuti. Non abbiamo trovato dichiarazioni specifiche su questa votazione da parte di nessuno di loro; la loro posizione è quindi indicata dal voto – che è stato quasi unanime per tutti e quattro. Eppure tutte i gruppi hanno lavorato al testo: oltre alla relatrice dei Greens/EFA, c’erano relatori ombra anche dell’EPP (Stefan Berger), dell’S&D (Matthias Ecke) e di Renew (Ivars Ijabs).

Né l’ECR, né il PfE, né l’ESN hanno dato un solo voto a favore della risoluzione. Per l’ECR ci sono stati 71 voti contrari e 3 astenuti, per il PfE 57 contrari e 6 astenuti, per l’ESN 23 contrari e 1 astenuto. Nessun deputato dell’estrema destra ha quindi votato a favore. Il gruppo The Left (estrema sinistra) ha votato prevalentemente contro: 1 a favore, 40 contrari, 2 astenuti. Non disponiamo di una dichiarazione di The Left su questa votazione.

Lo stesso giorno è stata approvata anche la seconda relazione sul semestre europeo, incentrata sull’occupazione e sulle priorità sociali, di cui era relatrice Nela Riehl (Greens/EFA).

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