Il divario di genere nel settore sanitario e la controversia sull’aborto
2026-09-16
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulle disuguaglianze di genere nel settore sanitario con 390 voti a favore, 218 contrari e 29 astensioni, con una partecipazione dell'88,8%. La relazione chiede che la ricerca sia obbligatoriamente sensibile alle questioni di genere, la raccolta di dati disaggregati per sesso e una strategia per la salute delle donne, ma anche soluzioni per gli aborti forzati, le sterilizzazioni e la violenza ostetrica. Hanno votato a favore all’unanimità S&D, Renew e Greens/EFA; il PPE si è diviso quasi a metà ed è stato l’unico dei quattro gruppi democratici a finire in maggioranza contraria.

Mercoledì 16 settembre 2026, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere sulle disuguaglianze di genere nel settore sanitario (relazione di Billy Keleher, Renew, A10-0200/2026). Il testo parte dal presupposto che la ricerca medica si sia sviluppata per decenni concentrandosi prevalentemente sull’anatomia maschile: il 72 % degli studi clinici sui farmaci non fornisce dati disaggregati per genere e solo il 5 % dei finanziamenti globali alla ricerca è destinato alla salute delle donne. La risoluzione chiede pertanto una progettazione obbligatoria della ricerca sensibile alle questioni di genere, la raccolta di dati disaggregati per sesso in tutti i progetti finanziati dall’UE, una prospettiva di genere nello Spazio europeo dei dati sanitari e obiettivi chiari e misurabili nell’ambito della strategia dell’UE per la salute delle donne — tra l’altro per aree finora trascurate come l’endometriosi, la menopausa, le malattie cardiovascolari o l’infertilità.
La risoluzione chiede inoltre di affrontare i casi di aborto coatto, sterilizzazione forzata, negazione dell’assistenza all’interruzione volontaria di gravidanza, mutilazione genitale delle persone intersessuali e violenza ostetrica e ginecologica, oltre a garantire un’assistenza materna di qualità. Allo stesso tempo, il testo — a differenza della versione presentata in sede di commissione — sottolinea che la politica sanitaria deve basarsi su «solide prove scientifiche e fatti biologici oggettivi» e chiede di sostenere l’innovazione sanitaria riducendo gli oneri normativi. È proprio la combinazione di un’agenda oggettivamente incontestabile (più dati, più ricerca) con passaggi fortemente connotati dal punto di vista valoriale sull’aborto a minare il consenso.
Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 390 voti a favore, 218 contrari e 29 astensioni. Il gruppo S&D (122 a 0, un astenuto) ha votato senza un solo voto contrario, mentre Renew (71 a 0) e i Verdi/EFA (49 a 0) hanno votato all’unanimità a favore. L’EPP è l’unico dei quattro gruppi democratici ad essersi diviso — 69 a favore, 74 contrari, praticamente a metà — e come gruppo è quindi risultato, a maggioranza relativa, contrario, nonostante la relatrice ombra dell’EPP, Maria Walsh, abbia contribuito alla negoziazione del testo. Il relatore Billy Kelleher (Renew) ha commentato la votazione affermando che la salute delle donne è stata a lungo sottofinanziata e trascurata e che oggi il Parlamento sta inviando un segnale chiaro: questa tematica deve assumere maggiore rilevanza nell’agenda politica.
Una descrizione più precisa rispetto a «il Parlamento ha approvato» o «il PPE ha votato con l’estrema destra» è tripartita: la risoluzione è passata grazie al sostegno unanime di S&D, Renew, Greens/EFA e The Left, oltre a una minoranza dell’EPP, contro l’opposizione della maggioranza dell’EPP, dell’ECR, dell’ESN e anche del PfE, diviso in modo serrato (33:37). Il blocco ultraconservatore ECR+PfE+ESN era contrario (36:131), ma questa volta non è stato determinante: a differenza delle votazioni in cui il PPE si schiera con l’estrema destra, in questo caso il PPE è finito tra i perdenti. L’affluenza complessiva ha raggiunto l’88,8% (637 su 717 seggi); tra tutti i gruppi rilevanti, il PPE ha registrato sia la più bassa affluenza (84,2 %) sia la più alta percentuale di astenuti, mentre la più alta affluenza tra i gruppi democratici è stata registrata dai Verdi/EFA (92,5 %).
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